Silvia Giacomini: "RomaDentro si struttura come un raccoglitore di informazioni"
di Antonietta Meringola

"Un giornale per non sbagliare indirizzo", "S.O.S. primi giorni", "La scuola dietro le sbarre" e "Valigie borse e portafogli vendesi". Questi sono solo alcuni dei titoli apparsi sulla rivista "RomaDentro" nata e distribuita all'interno degli Istituti Penitenziari Romani e dislocata anche all'esterno attraverso un sistema di mailinglist. Silvia Giacomini, in qualità di Segreteria di Redazione di "RomaDentro", dipinge di colori ora accesi ora tenui il contesto entro cui l'editoriale nasce e si sviluppa anno dopo anno. Un vissuto trascritto a riempire pagine bianche che racconta quel quotidiano, che ruota intorno alle carceri romane, e che scandisce a volte momenti di comunione collettiva: lavorare insieme, fare teatro e studiare laddove non è possibile abolire le chiavi della reclusione ma è possibile, invece, creare spazi di vita.
Quando nasce il bimestrale "RomaDentro"?
"RomaDentro" nasce formalmente nel 2008, grazie al contributo del Comune di Roma Dipartimento Promozione dei servizi Sociali e della salute/U.O. Inclusione Sociale - Ufficio per i detenuti ed ex. L'idea però viene alla luce molto prima, all'interno di uno spazio chiamato "Giornalino" che l'Associazione promuove nella Casa Circondariale di Rebibbia Femminile da oltre venti anni.
L'esigenza di un mezzo di informazione come questo è legata a un evento particolare?
E' proprio nella Casa Circondariale di Rebibbia Femminile che tutti i lunedì ci incontriamo con le donne provenienti dalle varie sezioni dell'istituto per confrontarci e discutere su tematiche di attualità. E' questo il contesto in cui nasce l'esigenza di una pagina informativa in cui riportare, rendere visibili ed accessibili le varie notizie relative al mondo della detenzione, partendo dai servizi e dai progetti esistenti per arrivare alle voci diffuse dalla cosiddetta "radio carcere".
Su quali elementi è nata la rivista?
"RomaDentro" è un contenitore dell'universo penitenziario, uno strumento dedicato alla popolazione detenuta che fosse di raccordo sulla realtà romana. Su queste basi abbiamo progettato il foglio notizie, da e per i quattro istituti romani, in cui legare la voce e le opinioni dei detenuti riguardo a notizie di attualità e a temi sociali di interesse comune e specifico con informazioni pratiche sui servizi e le attività esistenti in carcere offerti dall'amministrazione pubblica e/o dal terzo settore.
Che tipo di notizie si trovano sfogliando le pagine del giornale?
"RomaDentro" rileva per prima cosa tutto quello che gira intorno al mondo dei quattro penitenziari romani, attraverso le rubriche dedicate ai singoli istituti in cui è possibile rintracciare i servizi offerti alla popolazione detenuta e i tempi e le modalità per accedervi.
Ci sono anche articoli di approfondimento? Di cosa trattano?
Gli articoli di approfondimento si occupano invece di eventi, progetti e tematiche che ruotano intorno al mondo carcerario mentre i numeri monografici sono approfondimenti su argomenti ritenuti importanti e di interesse comune. Nel corso di questi tre anni sono state tante le tematiche che abbiamo sviluppato, dall'immigrazione, alle donne e alle novità legislative.
Si affrontano, quindi, argomenti che riguardano anche le novità legislative che interessano il mondo penitenziario?
Assolutamente sì. Nel corso di questi tre anni abbiamo trattato e approfondito tutte le modifiche o le nuove leggi che hanno riguardato direttamente o trasversalmente i detenuti. Siamo molto attenti a proporre un'informazione chiara e corretta sul carcere, per provare ad intervenire sul circuito di notizie imprecise o erronee che di sovente circolano all'interno degli istituti.
Che tipo di funzione vuole avere, dentro le mura degli Istituti, il giornale?
"RomaDentro" si struttura come un raccoglitore di informazioni. La funzione in quest'ottica è quello di fornire un servizio e di ottemperare a una mancanza che, come associazione Ora d'Aria, abbiamo spesso osservato: la frammentarietà del mondo dell'associazionismo e del cooperativismo sociale all'interno degli istituti di pena e la conseguente difficoltà del detenuto ad orientarsi tra i servizi.
Quindi, sostanzialmente, quale è lo scopo di RomaDentro?
Lo scopo è quello di promuovere un dialogo tra tutti gli attori che operano nelle carceri e rendere maggiormente informata la popolazione detenuta, soprattutto coloro che entrano per la prima volta e non sanno ciò a cui possono accedere. Infatti al primo ingresso il meccanismo di prima informazione del singolo è unicamente il passaparola.
E fuori dalle mura delle mura delle carceri che funzione vuole avere?
All'esterno, invece, il significato dello strumento "RomaDentro" è definire un quadro dell'esistente nei penitenziari per creare una comunicazione nel terzo settore e nell'amministrazione pubblica e per sensibilizzare la realtà esterna.
Che cosa rappresenta per i detenuti quest'organo di informazione?
Negli istituti penitenziari esistono molti giornali redatti dai detenuti. "RomaDentro" non si allinea in quest'ottica, è infatti da considerare come strumento operativo. Per la popolazione detenuta è diventato un punto di riferimento per informarsi.
Come viene prodotto il giornale?
"RomaDentro" viene prodotto grazie al contributo del Comune di Roma e alle forze del volontariato che hanno sempre sostenuto e portato avanti il progetto. Il foglio notizie si avvale della collaborazione di due redazioni interne agli istituti, lo spazio del Giornalino di Rebibbia Femminile e il Gruppo Universitario Carcerecultura di Rebibbia Reclusione. Gli altri istituti collaborano attraverso il coinvolgimento di singole persone detenute e grazie ai volontari dell'associazione che curano il rapporto con le direzioni, le aree educative e i detenuti.
Quante copie ne vengono stampate e come viene distribuito?
"RomaDentro" è stampato in migliaia di copie e interamente distribuito negli istituti di pena romani (come recita il sottotestata). Viene inoltre diffuso all'esterno attraverso una mailinglist di settore.
Cosa è divenuto, oggi, "RomaDentro"?
Oggi è un trimestrale. Questa la veste che abbiamo voluto dargli alla sua terza annualità, in virtù del fatto che lo strumento è ormai conosciuto, adottato e utilizzato e questa veste ci consente di dedicare più spazio ai numeri monografici, numeri speciali di approfondimento che accompagnano le uscite ordinarie.
Punto di incontro di strade che si intersecano e si rincorrono. Un crocevia di fermate di autobus e di tram. Una libreria e un teatro. Uno spazio che acquista significato profondo nell’attimo in cui si sposta lo sguardo un pò più in là. Oltre il luogo dell’attesa, oltre lo spazio aperto a tutti. Una balaustra che delimita un’area collocata al di sotto del manto stradale. Una piazza dai natali famosi e dalla storia antica. Una storia che ripercorre sul luogo dell’ assassinio dell’imperatore Cesare e della colonia di gatti più famosa di Roma che oggi hanno occupato l’intera area, un arco temporale di secoli. Siamo nel cuore della Capitale a due passi dal
Quattro templi (individuabili con le lettere dell’alfabeto A, B, C, D) che rappresentano il complesso più importante di edifici sacri d'età repubblicana media e tarda; la porticus Minucia, l'Hecatostylum, la curia di Pompeo, le latrine, gli uffici e i depositi di epoca imperiale. Un complesso definito e definibile attraverso strati sopraelevati che identificano soprattutto il periodo storico di appartenenza dei vari elementi. Siamo in età imperiale e su una vasto piano di campagna si costruisce una piazza a lastre di tufo, dove verso la fine del IV secolo inizio III secolo a.C. viene edificato il tempio C; intorno alla metà del III secolo a.C. viene costruito, invece, il tempio A; mentre, il terzo ad essere eretto, all’inizio del II secolo a.C. , è il tempio D. E probabilmente, a seguito dell’incendio che divampò nell’area, intorno al 111 a.C., l’intera zona venne sopraelevata di 1,40 metri e lo spazio tra il tempio A e C fu occupato da una costruzione a forma circolare identificata come tempio B. Per i quattro templi non esiste alcuna certezza su “a chi fossero dedicati”.
Il tempio C, il più antico dei quattro è, probabilmente, dedicato a
Un antico opificio dimesso. Una fabbrica tessile non più funzionante. Insomma, degli edifici industriali, non più attivi già durante lo scorso millennio, su cui si sperimentano forme contrastanti in convivenza architettonica, fa parlare di “archeologia industriale”. Che cosa succede se si prende uno di questi ex fabbricati, per esempio, uno di quelli che a Roma si affacciano sul Lungotevere dei Papareschi, lo si svuota dal suo contenuto “produttivo” e lo si riempie di mobilia culturale, recuperandone in toto l’involucro? Il risultato è eccezionale. Il paesaggio urbano acquista una nuova valenza mentre la collettività ne può assaporare la sua inebriante e surreale dimensione.
Ed è proprio quello che è stato fatto. Siamo a Roma, sull’altra sponda del Tevere rispetto al Gazometro, nei pressi di Viale Marconi. E siamo di fronte all’ex fabbrica della Mira Lanza che dopo il processo di “svuotamento-riempimento” si è trasformata in un teatro e il suo nome, oggi, è Teatro India.
Uno spazio, quest’ultimo, confortevole anche per il “caldo” pavimento a parquet adatto per la danza. Una sala interessante e importante soprattutto per i suoi 8,60 metri di larghezza e i 47 metri di lunghezza. E questa è la sala prove del Teatro di Roma: capiente, attrezzata e facilmente raggiungibile da chi sta lavorando nelle altre due sale e la cui struttura è, comunque, molto semplice: i posti per gli spettatori sono stati sistemati su gradoni realizzati ad hoc.




