Intervista “liberamente” tratta dal film Il Duello- Frost/Nixon
“A volte quando si è in carica bisogna fare molte cose che forse non si possono definire, nel senso stretto della legge, legali, ma vengono fatte per conseguire il bene più alto della nazione”. Con queste parole, il 23 marzo, il Presidente americano, Richard Nixon, a tre anni dalle sue dimissioni, “gioca” una delle partite più importanti della storia americana. Scende in campo per confrontarsi, non solo sui temi di politica estera e interna che caratterizzarono gli anni del suo mandato, ma con la notizia più “ricercata e seguita” dal mondo intero: lo scandalo Watergate che ebbe inizio con quella serie di abusi di potere che segnarono il biennio 1972-‘74, e furono messi in piedi dell'amministrazione Nixon allo scopo di indebolire l'opposizione politica dei movimenti pacifisti e del Partito democratico.
Signor Presidente, cosa mi dice della registrazione tra lei e Charles Colson, del 20 giugno, dove si asserisce “che l’intera indagine si concluderà almeno che uno dei 7 non cominci a parlare”?
Mi dispiace la fermo qua. Mi sta citando fuori contesto e non in sequenza.
E cosa mi dice del suo avvocato personale che a febbraio ha cercato di mettere insieme la somma di 219 mila dollari per poter pagare il silenzio di coloro che avevano scassinato? (entrando nel quartier generale del Comitato Nazionale Democratico)
Pensavo che quel denaro servisse per scopi umanitari, per finanziare la povera gente. Cosa avrei dovuto fare? Sì, forse avrei dovuto denunciare Holdman ed Howard. Ma io non sono quel tipo di uomo. Conoscevo le loro famiglie.
Mi sta dicendo che il Presidente può fare qualcosa di illegale?
Sto dicendo che se è il Presidente a farlo è legale.
Secondo lei, esiste un termine diverso per parlare degli errori che ha commesso?
Ho commesso errori orribili. Errori non degni di un presidente. Ho commesso un insabbiamento. Insisto con il dire che sono stati errori del cuore.
E cosa mi dice della guerra in Vietnam?
Il Vietnam non era la mia guerra ma la mia eredità. Credo che l’opinione pubblica non abbia compreso l’importanza di questa guerra. Il mondo ci guardava con gli occhi addosso.
E per la Cambogia le motivazioni sono state le stesse?
Con le nostre incursioni in Cambogia siamo riusciti a requisire migliaia tra fucili, munizioni, proiettili e razzi che sarebbero certo stati utilizzati contro i nostri soldati. Sa che le dico? Magari l’avessi fatto prima.
E al popolo americano, oggi, cosa dice?
L’ho tradito. Ho tradito i miei amici. E quello che è peggio ho tradito il nostro sistema di governo.
E ai giovani?
Ho tradito tutti coloro che volevano entrare in politica e ora dicono che è tutto corrotto.
E del suo futuro?
La mia vita politica è finita.
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